Roberto Rójas, il rasoio della vergogna

 

25 anni fa, in una gara decisiva per la qualificazione ad Italia ’90, prende corpo una delle farse più vergognose mai viste su un campo di calcio. Storia di un bravo portiere ma pessimo attore drammatico, Roberto Rójas. Una partita da vincere. Una figuraccia epocale.

ME CORTÉ CON UNA GILLETTE Y LA FARSA SE DESCUBRIÓ. FUE UN CORTE A MI DIGNIDAD. TUVE PROBLEMAS EN MI CASA CON MI MUJER, MIS COMPAÑEROS ME DIERON LA ESPALDA…, PERO SI YO HUBIERA SIDO ARGENTINO, URUGUAYO O BRASILEÑO NO ESTARÍA SUSPENDIDO, PERO COMO SOY CHILENO NO ME DIERON LA POSIBILIDAD DE REIVINDICARME.

MI TAGLIAI CON UNA LAMETTA E SI SCOPRÌ L’IMBROGLIO. FU UNA FERITA ALLA MIA DIGNITÀ. EBBI PROBLEMI A CASA CON MIA MOGLIE, I MIEI COMPAGNI MI GIRARONO LE SPALLE…PERÒ SE FOSSI STATO ARGENTINO, URUGUAIANO O BRASILIANO NON MI AVREBBERO SQUALIFICATO, MA SICCOME SONO CILENO NON MI HANNO DATO LA POSSIBILITÀ DI VENDICARMI.

(Roberto Rójas)

 

Stadio Maracanã di Rio de Janeiro, 3 settembre 1989. L’Italia sportiva, e calcistica in particolare, viene sconvolta quel giorno dalla tragica morte di Gaetano Scirea. Ma quello è anche giorno di qualificazioni mondiali per Italia ’90. Nel girone a tre con Brasile, Cile e Venezuela, passa solo la prima. Prima dell’ultimo scontro, Brasile e Cile sono appaiati con cinque punti ciascuno. Ma per la differenza reti i verdeoro sono in vantaggio: quindi, con due risultati su tre possono staccare il pass. Il Cile è obbligato a vincere.

E’ il 67° minuto. Il Brasile è in vantaggio per 1-0 grazie alla rete realizzata da Careca. Ad un certo punto il portiere cileno Roberto Rojas si accascia a terra nella propria area di rigore. Poco lontano da lui, un bengala ancora acceso e fumante. I compagni e lo staff medico si precipitano a soccorrere Rojas, che sanguina copiosamente dal capo. La maggior parte dei presenti e dei telespettatori crede ovviamente che il petardo abbia colpito il giocatore cileno. Diversi compagni trasportano a braccia Rojas negli spogliatoi e gli altri vengono convinti dal difensore Fernando Astengo ad abbandonare il campo. L’arbitro argentino Loustau ascolta la tesi cilena: in quelle condizioni di scarsa sicurezza non si può continuare. Il delegato FIFA comunica a Loustau che la gara è sospesa. Il Cile sembra aver raggiunto il suo scopo, cioè far invalidare la partita e vincerla a tavolino per qualificarsi al Mondiale. La persona che ha lanciato il petardo è la giovane brasiliana Rosenery Mello, che viene arrestata. L’opinione pubblica in Cile si dichiara indignata e chiede giustizia.

Ma la verità, assurda, non tarda ad arrivare. Le riprese video non colgono il fatto, ma inquadrano Rojas solo quando è a terra. Però, lo stadio era pieno di fotografi. E la messinscena viene miseramente scoperta: c’è un’eloquente istantanea di “El Gràfico” che congela proprio il momento della caduta del bengala. Lontano dal portiere, che è ancora in piedi.

I dettagli e le smentite si susseguono in modo frenetico. In realtà un indagine fa subito luce. Rojas, d’accordo con il compagno Astengo, avrebbe dovuto simulare un ferimento. Astengo si sarebbe poi dovuto adoperare per far abbandonare il campo alla squadra. Di comuni intenti, anche il C.T. Orlando Aravena – ideatore della farsa – ed il medico Daniel Rodríguez, coordinati tra loro tramite walkie-talkie. La ferita era stata auto-inflitta da Rojas, con una lametta nascosta in un guanto. Il tutto concordato per far sanzionare il Brasile ed ottenere dalla FIFA la vittoria a tavolino, che sarebbe valsa il viaggio per Italia ’90. Ma il piano fallisce miseramente. Per il Cile è una memorabile figuraccia, che avrà delle conseguenze. Roberto Rojas viene squalificato a vita dalla FIFA. Il presidente della federcalcio Sergio Stoppel interdetto in modo perpetuo da qualsiasi carica istituzionale. Aravena out per cinque anni, Astengo per quattro. Al medico viene inflitta una pena minore. Il Cile viene estromesso dalle qualificazioni per USA ’94.

L’unica persona a guadagnarci dai fatti del “Bengalazo” è Rosenery Mello: la 24enne brasiliana, prontamente ribattezzata “A Fogueteira do Maracanã“, viene immortalata dal magazine Playboy, in primo piano sulla copertina e semi-nuda all’interno. Diviene un personaggio celebre. Rojas, dopo richiesta alla FIFA, viene amnistiato nel 2000, e da allora trova impiego come allenatore dei portieri: ha modo di lavorare anche con Rogerio Ceni al São Paulo. Prima di chiudere, alcune curiosità. Per ciò che successe in quella partita e per descrivere una figuraccia, da allora in Cile è stato coniato un neologismo: “Condorazo” , dal soprannome di Rojas (“Condor”). Negli attimi confusi dopo il “ferimento” del portiere cileno, il suo compagno Patricio Yañez fu immortalato mentre rivolgeva gesti osceni al pubblico brasiliano: un’espressione rimasta famosa come “Pato Yañez”. Rosenery Mello è morta prematuramente nel 2011, stroncata da un aneurisma cerebrale ad appena 45 anni.

 


Roberto Antonio Rójas Saavedra nasce a Santiago del Cile l’8 agosto 1957. Vive le prime stagioni nell’Aviación, trasferendosi nel 1983 in uno dei grandi club del suo Paese, il Colo Colo. Nello stesso anno arriva il debutto nella Nazionale maggiore, della quale diventa titolare per il resto del decennio (49 presenze complessive) anche dopo il passaggio in Brasile al São Paulo. Proprio in Brasile, allo stadio Maracanà, è protagonista della gara di qualificazione mondiale tra il Cile e la selezione verdeoro. La sceneggiata in cui si autoinfligge una ferita, allo scopo di trarne vantaggio e ottenere la vittoria a tavolino, viene miseramente scoperta e getta su di lui una pesante ondata di vergogna, che ne scredita la carriera e che si concluderà in quello stesso 1989. Normali conseguenze dopo un gesto simile, anche se riesce a ricostruirsi come preparatore dei portieri proprio in terra verdeoro, ma solo dopo l’amnistia FIFA ottenuta nel 2000.

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