Genesi e apogeo della Sampdoria di Paolo Mantovani

Un dirigente sagace, rispettato e vincente. Paolo Mantovani fu questo e molto altro. Presidente della Sampdoria dal 1979 fino alla morte sopraggiunta nel 1993, ha legato indissolubilmente al proprio nome l’epoca d’oro del club genovese: in Italia e in Europa.
Nato a Roma il 9 aprile 1930, Paolo Mantovani era entrato nella Sampdoria a metà degli anni Settanta come addetto stampa. Decise di lasciare infine la società nel giro di qualche anno, contrariato per la gestione finanziaria del club. Fu in quegli anni che, fondando l’azienda petrolifera Pontoil insieme ai soci Contini e Noli, fece fortuna in tempi di crisi petrolifera nel commercio del greggio. Nel luglio 1979 ritorna nella Sampdoria, stavolta come presidente – subentrando ad Edmondo Costa – dopo averne acquisito la proprietà. Con la Pontoil passa attraverso una bufera giudiziaria e si rifugia in Svizzera: però nel frattempo, alla guida della Sampdoria, ottiene la promozione in Serie A nel 1982. Si tratta dell’inizio di un’autentica epoca d’oro per il sodalizio genovese, che lo porterà ai vertici del calcio italiano ed internazionale.

Mantovani si fa affiancare dal fedele ds Paolo Borea, figura capace e lungimirante, vero artefice per certi versi della grande Sampdoria che verrà. Nel primo anno di Serie A arriva un giovanissimo Roberto Mancini, appena lanciato dal Bologna, per la notevole cifra di 4 miliardi. Il talento di Jesi è la prima tessera del mosaico della squadra che diventerà grande. Mantovani non bada a spese quell’estate per potenziare la rosa, allentando generosamente i cordoni della borsa anche per l’ex juventino Brady (1,8 miliardi), l’inglese Francis (1,7) e per la comproprietà di Casagrande (380 milioni). Cede in prestito per un anno il roccioso Vierchowod alla Roma: il futuro <Zar> vincerà lo scudetto.

Nel 1985 il primo trofeo nella storia del club, la Coppa Italia, con Eugenio Bersellini in panchina. Lo slavo Vujadin Boskov, altro personaggio cardine nelle fortune doriane, viene chiamato da Mantovani in panchina qualche settimana più tardi. Arrivano pure il brasiliano Toninho Cerezo e il tedesco occidentale Hans-Peter Briegel. Nel frattempo hanno già fatto capolino in quel di Genova i vari Mannini, Pari, Lombardo, Vialli, al centro della difesa c’è già da un bel po’ l’ancora giovanissimo Luca Pellegrini. E ancora il portiere Pagliuca e l’enfant du pays Lanna. Il palmares si arricchisce con altre due Coppe Italia di fila (1988 e 1989), che portano ad altrettante cavalcate in Coppa delle Coppe. Nella prima occasione la Sampdoria arriva in finale contro il Barcellona e perde, l’anno seguente ha la meglio ai supplementari opposta ai belgi dell’Anderlecht: Gianluca Vialli è il mattatore nel trionfo.

Il ragazzo cremonese, insieme a Mancini, forma la strepitosa coppia dei <gemelli del gol>. Nel campionato 1990-91, quella squadra che stagione dopo stagione aveva aggiunto qualche piccolo tassello a una macchina ben collaudata e forte della credibilità internazionale, portò a casa un meritato (e forse irripetibile) scudetto. La formazione tipo della Sampdoria campione d’Italia era questa: Pagliuca, Mannini, Lanna, Pari, Vierchowod, Katanec, Lombardo, Cerezo, Vialli, Mancini, Branca. In rosa anche Nuciari, Mikhailichenko, Pellegrini, Zanutta, Dall’Igna, Mignani, Ivano Bonetti, Dossena, Invernizzi e Calcagno.



Lo scudetto 1991 rappresenta il giusto coronamento di un percorso iniziato da Paolo Mantovani poco più di un decennio prima. La squadra viene confermata praticamente in blocco. La sbornia della vittoria tricolore è meritata, seguita dal trionfo nella Supercoppa Italiana. Con la Coppa dei Campioni la Sampdoria punta al bersaglio grosso. Vengono eliminate in gare andata/ritorno Rosenborg (Norvegia) e Kispest (Ungheria), nel seguente gironcino anche Anderlecht (Belgio), Panathinaikos (Grecia) e Stella Rossa (Jugoslavia): i blucerchiati vincono il gruppo A e sfidano nella finalissima di Wembley i vincitori dell’altro raggruppamento, il Barcellona di Cruijff. L’appuntamento con la storia è fissato per il 20 maggio 1992.

Scendono in campo – in maglia bianca – Pagliuca, Mannini, Katanec, Pari, Vierchowod, Lanna, Lombardo, Cerezo, Vialli (100° Buso), Mancini, Bonetti (72° Invernizzi). Dall’altra parte miti come Zubizarreta, Miki Laudrup, Stoichkov, Bakero, Ronald Koeman. Vialli nel primo tempo manca il gol calciando di un pelo sul fondo contro Zubizarreta in uscita. Si va all’extra time. Ai doriani è fatale una punizione-bomba esplosa dal destro di Ronald Koeman, micidiale esecutore da fermo. Il suo tiro buca la barriera, rende vano il volo di Pagliuca e regala la Coppa dalle grandi orecchie ai catalani, al minuto 112. La delusione è enorme. La Sampdoria di Paolo Mantovani tocca l’apogeo, il punto più alto della sua storia, ricadendo rovinosamente. Vialli è probabilmente il più scosso: sapeva che sarebbe stata l’ultima partita con la maglia blucerchiata, dopo la firma con la Juventus. Il bomber non è riuscito a donare quel prezioso regalo ai propri tifosi.



La squadra comincia a disunirsi. Lasciano il citato Vialli, Boskov (arrivò Eriksson), lo storico capitano Pellegrini, e pure le ambizioni si ridimensionano. Settimo posto, Samp fuori per il secondo anno di fila dalla qualificazione europea. Nel 1993-94 l’annata sarà ricca di soddisfazioni, grazie a un ottimo terzo posto e alla conquista della Coppa Italia. Tuttavia, Paolo Mantovani non riesce ad assistere a quello che tuttora resta l’ultimo trofeo doriano. Un tumore ai polmoni lo sconfigge il 14 ottobre 1993, a soli 63 anni. Il sogno si è compiuto. Un uomo di sport apprezzato e fortemente amato dai suoi “ragazzi”, con in cima Roberto Mancini per il quale era stato come un secondo padre. Con la sua scomparsa, probabilmente, è iniziata in un certo senso la deriva romantica del calcio italiano.

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