Franco Ossola, campione fra i campioni

La favolosa epopea del Grande Torino, leggendaria squadra che esercitò la sua egemonia nel campionato italiano negli anni Quaranta fino alla tragedia di Superga, regalò fino a ben 10/11 alla Nazionale. Solo uno di quei fuoriclasse non ebbe la possibilità di indossare l’azzurro: Franco Ossola, che avrebbe meritato una chance, da campione fra i campioni.


Franco Ossola nasce a Varese il 23 agosto 1921. Attaccante tecnicamente validissimo, veloce e provvisto di buona familiarità con la rete avversaria, debutta diciassettenne proprio nel Varese. Durante il campionato di Serie C 1938-39, il suo primo torneo disputato, totalizza 3 reti in 9 partite. Giocatore eclettico, a suo agio sia sulla fascia sinistra che su quella destra, Ossola rapisce immediatamente gli occhi degli osservatori. L’ancora giovanissimo ragazzo lombardo cattura l’attenzione di Ferruccio Novo, patron del Torino, che lo veste di granata sborsando 55.000 lire. Decisiva la segnalazione dell’allenatore del Varese Antonio Janni, leggendario centromediano granata e azzurro degli anni Venti.



Sta per iniziare lo schiacciante dominio dello squadrone granata: Ossola, tra i più giovani della rosa, esordisce in Serie A il 4 febbraio 1940 in Novara-Torino 0-1. Il suo ingresso nel grande calcio, in quella stagione 1939-40, si chiude con appena 4 apparizioni forse per non rischiare di bruciare il ragazzo. Il campionato seguente vede un ampio saggio delle sue qualità quando, utilizzato con regolarità, timbra ben 15 volte. I complimenti si sprecano, sembra davvero nata una stella. Ma, purtroppo per lui, nel 1941 arriva in granata Pietro Ferraris. Il navigato campione del mondo 1938 viene preferito spesso e volentieri ad Ossola nell’undici titolare, e così per due stagioni l’astro nascente deve accontentarsi delle briciole.

Sebbene relegato a prima riserva dell’attacco, Ossola riesce a ritagliarsi un po’ di spazio nell’annata 1942-43, che si rivela decisiva per la storia del Torino. Arriva infatti l’accoppiata Scudetto-Coppa Italia, preallarme dell’imminente epopea torinista. Alla ripresa dell’attività durante la Seconda Guerra Mondiale, nel Campionato Alta-Italia 1944-45, l’attaccante si riprende con personalità il posto fisso in squadra, per non lasciarlo più. Franco Ossola fa della polivalenza il suo pezzo forte, che gli consente di affiancare con personalità i compagni di quella meravigliosa linea d’attacco, formata anche da Menti, Loik, Gabetto e Mazzola. Il Grande Torino si conferma anno dopo anno Campione d’Italia: durante il campionato 1947-48 Ossola sale in cattedra andando a segno in 8 partite consecutive.



Quella fantastica squadra, fortissima e quasi imbattibile, venne trapiantata totalmente anche in Nazionale. Addirittura l’11 maggio 1947 a Torino, in occasione di Italia-Ungheria a Torino, sono ben 10 i granata vestiti d’azzurro. L’unico giocatore tra i titolari del Grande Torino a non aver mai avuto la possibilità di indossare quella casacca è stato proprio Franco Ossola: sicuramente, il più grande cruccio della carriera di un autentico campione tra i campioni. Per lui, solo una presenza nell’Under 21 nel 1943. Come tutti i membri di quella meravigliosa compagnia, perì nella tragedia di Superga il 4 maggio 1949, lasciando la giovane moglie in dolce attesa.

Quel bimbo, nato pochi mesi dopo la sua scomparsa, venne chiamato Franco junior. Buon velocista in gioventù, diventato in seguito architetto, ha scritto personalmente o ha collaborato alla stesura di numerose opere sulla storia della società granata. Tra questi volumi, quello bellissimo scritto a quattro mani con Renato Tavella, sul padre e quella mitica squadra: ”Il romanzo del Grande Torino” (Newton Compton), premio CONI e Selezione Bancarella 1995, da cui venne anche tratto un film. Nel 1950 il Comune di Varese ha intitolato a Franco Ossola lo Stadio Comunale.

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