Dino da Costa: un trono del gol e la ferita di Belfast nel cuore

Brasiliano classe 1931, Dino da Costa giocò per ben 13 stagioni in Italia e pure una volta con la Nazionale azzurra: in un giorno non proprio da ricordare.

Dotato di buona stazza e fiuto del gol, Dino da Costa nacque a Rio de Janeiro (Brasile) il 1° agosto 1931. La sua entrata nel calcio importante verdeoro avvenne con la casacca del Botafogo (foto in basso, durante il periodo nel club) addosso, accanto a futuri mostri sacri del calibro di Nilton Santos e Garrincha. Tra il 1951 e il 1955 mise a segno 36 reti in 51 partite, portando a casa il titolo statale carioca e quello di capocannoniere (24 gol), sempre nel ’54. L’anno successivo, la coppia d’oro formata da Dino da Costa e il compagno Vinicio fu ceduta a club italiani. Il nostro firmò con la Roma, senza immaginare che l’Italia sarebbe diventata la sua seconda patria e non solo a livello calcistico. Da Costa va talmente bene che già alla seconda stagione conquista il trono di re del gol in Serie A con 22 reti, divenendo celebre per i tiri di rara potenza e i numerosi palloni infilati nei derby con la Lazio. Un giocatore del genere, che non ha mai militato nella Nazionale brasiliana, comincia a diventare un candidato alla maglia azzurra dell’Italia. Il periodo, d’altronde, è quello giusto. Tra argentini e brasiliani la schiera di oriundi che gravitano attorno alla Nazionale italiana è già nutrita.



Il 15 gennaio 1958 l’Italia si gioca il tutto per tutto per qualificarsi al Mondiale svedese, che avrà luogo da lì a pochi mesi. Ecco lo spareggio, in gara secca, contro l’Irlanda del Nord. Da Costa, all’epoca ancora tesserato per la Roma, viene convocato dalla commissione tecnica federale. Alfredo Foni lo schiera con il numero 11, davanti ai 43.000 spettatori del Windsor Park di Belfast. Non è l’unico oriundo in maglia bianca quel giorno: vicino a lui pure gli uruguagi Schiaffino e Ghiggia, più l’argentino Montuori. Sulla carta, l’Italia – poco esperta a livello internazionale ma rinforzata dai campioni citati – non dovrebbe avere grossi problemi. Invece… la trasferta nordirlandese si rivelerà stregata. Doppio vantaggio nel primo tempo con McIlroy e Cush, proprio Da Costa poi bagna il debutto azzurro andando a rete al minuto 56. Non basterà. Quella resterà l’unica presenza in Nazionale e la prima giornata nera della nostra rappresentativa. Fino all’era Ventura, l’unica mancata qualificazione ai Mondiali per l’Italia. Un primato infelice.

Al nostro Dino non resta che dedicarsi esclusivamente alle squadre di club. Passa dalla Roma alla Fiorentina nel 1960, una sola stagione. Un breve ritorno nella Capitale, che dura appena 5 partite, prima di vestire i colori di Atalanta e Juventus (quando inizialmente sembrava destinato al Milan). A Torino arriva ormai nell’ultima fase della carriera, completata dalle esperienze in B al Verona e gli ultimi calci in terza serie all’Ascoli. Si ritira nel 1968, a 37 anni. Decide di restare nel suo Paese d’adozione, ben 13 anni dopo l’arrivo. Diventato allenatore, guida tra le altre squadre le giovanili della Juventus e del Verona, in quest’ultima per tutti gli anni Ottanta e dove è rimasto a vivere. Molto affezionato alle vicende della Roma, è scomparso a 89 anni il 10 novembre 2020.



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