Gentile e co., gli italo-libici della Serie A

Lo stato africano della Libia rappresentò una colonia italiana tra il 1934 e il 1943, all’interno della politica fascista. Un’operazione iniziata in precedenza con l’occupazione delle regioni della Tripolitania e della Cirenaica. Non solo soldati, ma pure coloni inviati da Mussolini in quelle vaste terre coltivabili. Dagli sviluppi storici dell’epoca, la Serie A ha accolto alcuni “figli libici”.

Nato a Bengasi il 3 dicembre 1929, Corrado Viciani (foto in basso) è stato calciatore di Serie A negli anni Cinquanta, indossando le maglie di Fiorentina e Genoa. La sua avventura calcistica più importante, che lo ha consegnato alla leggenda, appartiene però alla parabola da allenatore. Ammiratore e studioso del “calcio totale” olandese a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, quelli del grande Ajax tanto per intendersi, Viciani compì il proprio miracolo sulla panchina della Ternana. La squadra umbra conquistò la B nel 1968 e poi la prima, storica, promozione in Serie A nel 1972 in modo senza dubbio singolare. Il tecnico nato in Libia spiegò così il suo modus operandi, rinominato dalla stampa <gioco corto>: “Avevo degli asini come giocatori, non potevo permettermi lanci lunghi, invenzioni, fantasie. Bisognava correre, fare passaggetti facili facili, sovrapporsi“. Descrizione cruda ma fedele di quella Ternana, tanto felicemente salita alla ribalta quanto velocemente retrocessa una volta giunta in massima serie. La compagine non regge l’impatto e retrocede nettamente. Viciani trova successiva visibilità a Palermo, che guida addirittura alla finale di Coppa Italia nel 1974, pur militando in cadetteria. Nel decennio seguente ritorna romanticamente a Terni in due occasioni, però il passato non ritorna in Umbria. Chiusa la parentesi da allenatore nel 1991, è scomparso nel 2014.



Il più famoso calciatore italiano di natali libici è stato Claudio Gentile (foto di copertina). Nativo di Tripoli, classe 1953, deve la sua popolarità alla lunga storia professionale con la Juventus e in maglia azzurra. Un terzino marcatore dalle doti irrinunciabili per qualsiasi allenatore, che facevano di Gentile uno dei difensori più temuti dagli attaccanti avversari. La Coppa del Mondo vinta nel 1982 e il rendimento di quella rassegna lo hanno fatto entrare nell’immaginario collettivo non solo italiano. Un guerriero duro, senza compromessi, ma corretto. I trattamenti “all inclusive” riservati a Maradona e Zico lo hanno trasportato frettolosamente in alcune classifiche dei giocatori più cattivi di sempre.

Era meccanico in Libia il padre di Roberto Bordin (foto in alto), nato a Zawyia il 10 gennaio 1965. Buon centrocampista di Serie A con le casacche di Cesena, Atalanta, Napoli e Piacenza, Bordin è stato protagonista del massimo campionato per diverse stagioni. Ha in seguito legato la propria seconda carriera nel calcio a Andrea Mandorlini, del quale è stato vice per tante annate anche all’estero. Come primo allenatore ha però guidato il Sheriff Tiraspol – con ottimi risultati – in Moldavia e pure in Azerbaigian. Negli anni Ottanta e Novanta ecco un altro centrocampista, Alessandro Pane, classe 1967 nato anche lui a Tripoli. Una discreta carriera con il picco a Empoli di Spalletti, che ritroverà da collaboratore tecnico una volta appese le scarpette al chiodo. In precedenza aveva vinto un campionato di Serie C2 da primo allenatore sulla panchina della Reggiana (2008). Il 12 febbraio 2021 diventa selezionatore della Nazionale moldava.

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