Giuseppe Galderisi, tutto troppo in fretta

Bruciare le tappe ad una velocità travolgente, conquistare il successo ed imboccare l’uscita dal calcio che conta a soli 23 anni: questa è la parabola di Giuseppe Galderisi, baby-boom italiano nella prima metà degli anni ’80, che dovette quasi “restituire” tanta grazia ricevuta così in fretta, ritrovando una nuova dimensione fuori dal grande giro.

Giuseppe Galderisi nasce a Salerno il 22 marzo 1963. Trascorre i primi anni di vita in provincia di Parma, precisamente nella cittadina di Trecasali. Ritornato in Campania, comincia a dare del tu al pallone con il Vietri-Raito. Ma quando ha 14 anni, nel 1977, viene notato dalla Juventus che lo inserisce nelle giovanili. Galderisi è un attaccante di statura non eccelsa, appena 168 centimetri. Ma eccelle nello spunto in velocità e nella conclusione a rete.

Percorrendo la consueta trafila, arriva alle porte della prima squadra allenata da Giovanni Trapattoni. Debutta tra i professionisti all’inizio della stagione 1980-81, dapprima in Coppa Italia, e poi anche in Serie A ad ottobre. Quella unica gara stagionale contro il Perugia gli consente di fregiarsi del suo primo scudetto in maglia bianconera (foto in basso). Nel campionato seguente, approfittando anche del grave infortunio al ginocchio subìto dal titolare Roberto Bettega e della squalifica di Rossi, trova spazio in 16 occasioni: “Nanu”, così soprannominato in maniera affettuosa per la taglia non certo da corazziere, sfrutta la possibilità. Il 14 febbraio 1982, nel corso di Juventus-Milan 3-2, firma una memorabile tripletta e vive il primo grande momento di popolarità. Le reti nel torneo che porta la seconda stella alla Juventus saranno in tutto 6. Per il bomberino campano si tratta del secondo scudetto in altrettante stagioni.

Purtroppo per Galderisi, la stagione 1982-83 non si rivela altrettanto fortunata. Rientrano a tempo pieno Paolo Rossi (appena incoronato stella del Mundial spagnolo) e Bettega. In più, arrivano a Torino gli stranieri Platini e Boniek. Il reparto offensivo diventa così troppo affollato per “Nanu”, che a fine torneo, dopo appena 7 presenze, lascia la casacca bianconera per accasarsi al Verona. A vent’anni, Galderisi arriva in gialloblu con un bagaglio di due scudetti vinti ma anche con la voglia di rilanciare la sua carriera. Si rivelerà una scelta davvero azzeccata.

Finalmente titolare indiscusso dall’inizio, l’attaccante campano riprende il discorso interrotto a Torino segnando 7 reti in 29 presenze. Ma sta per arrivare la stagione della consacrazione, indimenticabile per lui ma anche per la storia del campionato italiano. Compone la coppia d’attacco del Verona (foto in basso, nella stagione 1985-86) insieme al poderoso danese Preben Larsen-Elkjaer, completando con la sua agilità la potenza del più acclamato collega. Ecco l’avverarsi di un’autentica favola: il Verona si laurea campione d’Italia e Galderisi chiude come capocannoniere scaligero con 11 segnature, score mai più superato in seguito in massima serie. Il momento d’oro vede un giusto premio con la conquista della maglia della Nazionale. Esordisce nella mini-tournee in Messico nel giugno 1985, contro i padroni di casa. Bearzot lo conferma nel giro anche sulla strada di preparazione al Mondiale successivo, dove partecipa come spalla offensiva di Altobelli. Prende parte a tutti e quattro gli incontri azzurri in Messico. L’ottavo di finale che vede l’eliminazione per mano della Francia è l’ultima delle sue 10 partite con la divisa della Nazionale maggiore, senza reti segnate.

In quel momento, Giuseppe Galderisi (foto in alto nel Verona, stagione 1985-86) ha 23 anni. Può vantare ben 3 scudetti in bacheca ed una Coppa del Mondo appena disputata da titolare. Quella che sembra la parabola ascendente di uno dei migliori attaccanti italiani, in realtà ha appena toccato il suo punto più alto ed imboccato un inatteso declino. Perché nel 1986 Galderisi passa al Milan nello scambio con Paolo Rossi, tra i primi acquisti del neo-presidente Berlusconi. Ma non riuscirà ad andare oltre il misero score di tre reti. I rossoneri trattengono il suo cartellino ma lo inviano in prestito prima in B alla Lazio (dove conquista la promozione) e di nuovo a Verona. Ma è l’ombra del guizzante attaccante che si era affermato solo un paio di anni prima.

Nell’ottobre del 1989 il Milan decide di fare a meno di lui cedendolo al Padova, in Serie B. Ma, inaspettatamente, Galderisi ritrova una sua dimensione proprio tra i cadetti. Trova spesso e volentieri la rete in campionato fino al 1993-94, stagione in cui trascina i patavini ad uno storico ritorno in A con 15 marcature. E così, a 31 anni, “Nanu” ritrova il massimo torneo in tempo per segnare il suo ultimo gol italiano. Inizia in Serie A con il Padova anche il torneo 1995-96, prima di trasferirsi nella neonata MLS statunitense per giocare prima nei Tampa Bay Mutiny e poi con i New England Revolution. Si ritira nel 1997.

La sua avventura come allenatore inizia proprio con i New England Revolution, in qualità di vice. Ritorna in Italia per iniziare un viaggio tortuoso su e giù per lo stivale, che ad oggi è rimasta lontana dalle due serie nazionali maggiori. Esperienze poco fortunate, con esoneri e retrocessioni, come quella vissuta con i portoghesi dell’Olhanense. Nel 2004 ha fortunatamente superato un infarto senza gravi conseguenze. Nel maggio 2015, dopo aver guidato la Lucchese in Lega Pro, termina il suo rapporto con la società toscana.

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