Tostão, fuoriclasse sfortunato

Considerato tra i migliori calciatori dell’intero globo tra la seconda metà degli anni Sessanta e i primi Settanta, Eduardo Gonçalves de Andrade “Tostão” si dovette arrendere nel pieno delle forze a soli 26 anni ad un infortunio. Storia di un fuoriclasse, grandissimo ma sfortunato.

Nato a Belo Horizonte (Brasile) il 25 gennaio 1947, il giovane Eduardo non poté ovviamente sottrarsi alla tradizione brasiliana del soprannome: a lui toccò Tostão, dal nome di una piccola monetina che ricordava la sua stazza fisica mingherlina. Si fece male al piede destro all’età di 6 anni, specializzandosi così nel tiro con l’altro piede. Ristabilitosi, entrò nei ranghi del Cruzeiro (foto in basso), iniziando dapprima con il calcetto. Nel 1962, appena quindicenne, approda in prima squadra, ma nell’América Futebol Clube. Si impone come giocatore offensivo di sontuose qualità tecniche e realizzative, nonostante non sia una punta pura. Dopo un’ottima stagione d’esordio, rientra alla casa madre.



Con il sodalizio celeste di Belo Horizonte diventa in breve tempo una stella del calcio brasiliano, vivendo l’investitura a fuoriclasse assoluto nel 1966, quando è protagonista del clamoroso 6-2 al leggendario Santos di Pelé. La stampa lo celebra subito come “Il nuovo Re“, al cospetto del sovrano di Tres Coraçoes. Molto umilmente, Tostão si imbarazzò per il paragone, affermando che di Re ce n’era uno solo. In quell’anno debuttò in Nazionale contro il Cile al Morumbi di San Paolo. Da lì a pochi giorni venne convocato per la Coppa Rimet in Inghilterra, dove fu tra i pochi a salvarsi in quell’avventura negativa. Per riconoscerne il valore senza sminuire Pelé, il Re Nero, gli venne dato il soprannome di “Re Bianco”.



Il 1969 risulta essere il miglior anno agonistico di Tostão ed allo stesso tempo quello che ne mina la carriera. Durante le qualificazioni mondiali per la Rimet di Messico ’70 realizza ben 10 reti, capocannoniere delle eliminatorie. Dissemina tutti i campi in cui gioca di prestazioni a tratti fantastiche, eleganti ma estremamente concrete. Con Pelé viene atteso alla prossima Coppa del Mondo tra i protagonisti più attesi. Ma, dietro l’angolo, si nasconde la malasorte. Durante un’amichevole tra il Brasile ed il club colombiano dei Millonarios, il 1°agosto 1969, riceve un colpo al viso in un contrasto. Poche settimane più tardi, nella partita tra Cruzeiro e Corinthians, una forte pallonata al capo completa il quadro. Subisce il parziale distacco della rétina dell’occhio sinistro. Si opera a Houston (Stati Uniti): Tostão si ritrova così nel momento più delicato della sua vita, in cui regna l’incertezza sulla salute e di conseguenza sul prosieguo dell’attività. Il campione riceve grande conforto e solidarietà da colleghi ed appassionati, che sperano ancora di vederlo in campo in Messico per i Mondiali.

Tostão ricevette l’ok per ritornare all’attività tre mesi prima della partenza per la Coppa. Ma le polemiche si sprecavano: un incidente così grave, ad una delicata parte del corpo come l’occhio, non doveva essere trattata con fretta solo per un Mondiale alle porte. I pareri medici erano di fatto contrastanti, l’opinione pubblica spaccata a metà. Il giocatore fu portato ugualmente in Messico, che rischio… Ma senza quell’azzardo – senz’altro censurabile – il mondo non avrebbe conosciuto le scintillanti prestazioni di Tostão, nel formidabile quintetto d’attacco brasiliano (con Jairzinho, Gérson, Pelé e Rivelino) che regalò il terzo titolo iridato al popolo verdeoro. Il campione di Belo Horizonte venne eletto da gran parte della stampa europea quale miglior giocatore del torneo.



Nell’aprile del 1972 lascia il club del cuore, il Cruzeiro, dopo 378 presenze e 249 reti in gare ufficiali, cinque campionati statali vinti di fila ed uno nazionale (1966). Uno score eccezionale. Viene acquistato dal Vasco de Gama (foto in alto). In quell’anno disputa la sua 54esima ed ultima partita ufficiale con la Nazionale brasiliana (32 reti all’attivo) contro il Portogallo. Pochi mesi dopo il cambio di maglia, il dramma: una nuova infiammazione dell’occhio già duramente colpito, spinge i medici a costringerlo al ritiro dal calcio per non rischiare di perdere la vista. A soli 26 anni, lascia mestamente uno dei più fulgidi campioni dell’intera storia pallonara del Brasile.

Alcuni anni dopo l’addio all’agonismo, si iscrive alla Facoltà di Medicina, laureandosi nel 1981. Diventato medico, mantiene un profilo umile, amato dalla sua famiglia e dalla sterminata schiera di sostenitori. In seguito diventa anche scrittore delle proprie memorie ed apprezzato commentatore TV.

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