Metà anni Cinquanta. Un ragazzo si è trasferito a Milano dalla Toscana, per aiutare un parente in una gelateria. La sua passione è il calcio, arriva ai <Pulcini> dell’Inter. Ma la sua esistenza inquieta lo porterà a un gesto tragico.

15 febbraio 1955. Giovanni Moschini Di Pietro ha 15 anni. Insieme ai fratelli Osvaldo e Armando si era trasferito a Milano due anni prima dal paese toscano di Ponte Buggianese, in provincia di Pistoia. Il motivo? Il laboratorio di gelateria gestito dallo zio in via Balestrieri, che lo occupava in ruoli diversi durante l’anno. D’estate lavorava nella struttura, in inverno invece vendeva i prodotti nei cinema della zona. Era animato da una grande passione, Giovanni: il gioco del calcio.

L’inclinazione c’è, la predisposizione pure. Tanto che il ragazzo riesce a entrare nei <Pulcini> dell’Inter come centravanti, dove in quell’epoca furoreggia un campione delle sue stesse parti: Benito Lorenzi, originario di Borgo a Buggiano. Il giovane Moschini viene fatto giocare diverse volte da una leggenda del pallone italiano, che svolge il ruolo di tecnico nelle giovanili nerazzurre. Nientemeno che il due volte campione del mondo Giovanni Ferrari (foto in basso, alla destra di Giampiero Boniperti).

Giovanni Moschini Di Pietro ha un carattere introverso, un po’ chiuso. Ma non ha mai dato alcun segno di squilibrio. Perché questa affermazione? Stiamo per scoprirlo. Nella mente del ragazzo toscano scatta qualcosa. Una notte ritorna nel laboratorio dello zio attorno alla mezzanotte, nei cui locali alloggiava con i fratelli. Si toglie le scarpe per non far troppo rumore e si reca nella stanza accanto, dove di giorno vengono fabbricati i croccanti. Collega un tubo di gomma ai becchi del gas e si sdraia all’interno dell’autovettura dello zio, morendo asfissiato.

Il corpo senza vita del ragazzo viene ritrovato alle 8 di mattina dal fratello Osvaldo, allarmatosi per il forte odore di gas. La Polizia ritrova nelle tasche degli abiti di Giovanni due foglietti, in cui aveva annotato minuziosamente le fasi della sua ultima partita disputata quattro giorni prima. I motivi dell’assurdo gesto resteranno avvolti per sempre nel mistero. Che il giovane calciatore avesse ricevuto una delusione in merito alle future chance nel calcio? Nessuno potrà svelare la verità, appena abbozzata dall’edizione milanese de Il Corriere della Sera.