Licio Gelli, uno dei personaggi più controversi della storia italiana nel secondo Novecento, fu intervistato dal Guerin Sportivo a fine 1991. Affermò allora di non essere mai stato in uno stadio, circostanza poi smentita dagli accertamenti. Riportiamo i tratti principali di quella chiacchierata “anomala” sullo sport e il calcio, vista la diversità degli argomenti a cui era abituato l’uomo che ha gestito la famigerata loggia massonica P2.

Tralasciando la moltitudine di fatti ed eventi accostati alla sua vita, soprattutto nella massoneria, ci approcciamo alla figura di Licio Gelli in un modo molto diverso dal solito. Ovvero, riportando un’intervista che il Maestro Venerabile rilasciò nel 1991, dieci anni dopo lo scoppio del “caso P2”. Materia di discussione? Lo sport, e il calcio in particolare. Gelli si dichiarò amante del ciclismo, che aveva praticato in gioventù, grazie alle imprese grandiose di Binda, Girardengo, Guerra, Bartali e Coppi. Detestava l’automobilismo (“Sottopone l’uomo a rischi esagerati, illogici“) e il pugilato, ritenuto troppo violento.

Parlando di calcio, l’intervistato dichiarò di non essere mai stato allo stadio. Approfondimenti successivi lo avrebbero collocato invece allo stadio Monumental di Buenos Aires, in occasione della finale del Mondiale 1978: presenza legata a coinvolgimenti da approfondire in sede più appropriata. Squadra preferita? “Nessuna in particolare. Però seguo il Milan di Berlusconi, la Juve di Agnelli e la Roma di Ciarrapico. I motivi non li dico“. Lo sport faceva parte delle sue letture giornaliere, però solo tramite le pagine dedicate sui quotidiani politici e non su quelli specializzati.

Gelli smentì la voce su un accostamento alla presidenza del club calcistico dell’Arezzo, sua città d’adozione: “Non mi è stata fatta una proposta del genere. Però, se mi dovessero contattare ci penserei. Insomma, fare il presidente dell’Arezzo è un’idea che non mi dispiace“. Condannò le cifre spropositate circolanti nel calcio: “Trovo profondamente ingiusto che quello che guadagna un calciatore in un anno, un operaio o un lavoratore dipendente lo guadagnano in tutta la vita“.

Curiosi gli abbinamenti che il massone regalò a politici e uomini di potere, immaginandoli personaggi legati al calcio: “Agnelli lo farei giocare portiere perché sa parare, nella vita, molti tiri. Berlusconi all’attacco. Un attaccante di razza che in pochi anni ha fatto tantissimi gol. Cossiga lo metterei in tribuna, a far da spettatore. Andreotti un guardalinee nato. Nessuno meglio di lui sa vedere le palle che vanno fuori… Craxi cassiere. È capace di incassare tutto, anche i colpi bassi. Una mano, certamente, gliela dà MartelliDe Mita potrebbe fare l’addetto agli spogliatoi. Spadolini? Lasci fare…“.