Due compagni di squadra uniti in un tragico destino: questo è il racconto degli ultimi palloni toccati sotto la pioggia da Hermán Gaviria e Giovanni Córdoba.

Hermán Gaviria Carvajál nasce a Carepa, nella municipalità colombiana di Antioquia, il 27 novembre 1969. Centrocampista di buone qualità tecniche e caratteriali, specializzato nel ruolo di volante, prende subito il soprannome dalla città natale. Nel 1990 debutta come professionista nell’Atlético Nacional, sodalizio in cui trascorre i migliori anni della carriera, fino al 1995. Passa al Deportes Tolima, per una sola stagione in prestito, poi ritorna alla casa madre per un ulteriore biennio. Vive l’esperienza giapponese nello Shonan Bellmare nel 2001, avviandosi a fine corsa con Bucaramanga e Deportivo Cali.

Con la Nazionale colombiana, tra il 1993 e il 1999, colleziona 40 presenze con 5 reti all’attivo. Una di queste lo lega alla vittoria per 2-0 contro la Svizzera al Mondiale di USA ’94 (foto in alto): Gaviria realizza il gol dell’1-0 di testa, beneficiando di un intervento poco reattivo del portiere avversario Pascolo. Prende parte inoltre ai Giochi Olimpici 1992 e a tre edizioni consecutive della Copa América dal ’93 al ’97.

Giovanni Córdoba Rentería nasce a Cali il 16 marzo 1978. Attaccante, è proprio nel Deportivo Cali (foto in basso) che inizia la sua parabola nel calcio ad alto livello. Entra in squadra nel 1996, ad appena 18 anni. Si muove tra alti e bassi, trascorrendo un’annata in prestito in Ecuador all’LDU Quito, nel 2000. Poi ritorna nella città natale. Tutto procede fino al 24 ottobre 2002, quando Córdoba è impegnato nel riscaldamento prima di un allenamento con il Deportivo.

La rosa lavora sotto la pioggia, sul campo di Pance, a sud della città. Sono le 16:30 circa. Si scatena una vera e propria tormenta: Hermán Gaviria e Giovanni Córdoba vengono colpiti da un fulmine, che lascia loro esanimi sul terreno di gioco (nella foto in basso, gli attimi successivi alla tragedia) a poca distanza l’uno dall’altro. “Carepa” resta sdraiato a terra con il viso sull’erba e muore di fatto sul colpo, all’età di 32 anni: a nulla servono i soccorsi e il trasporto immediato alla Clinica Valle del Lili. Lascia la moglie Noemi e due figli.

Per il compagno più giovane, l’appuntamento con il destino è solamente ritardato. Resiste appena tre giorni, prima di morire ad appena 24 anni dopo notizie iniziali confortanti. Voci non confermate parlano di tre infarti subiti dal calciatore. Un colpo terribile per le rispettive famiglie e per il Deportivo, dei quali i giocatori erano abitualmente titolari nell’undici del tecnico Quintabani.