Pochi mesi fa Gerd Müller, ieri Uwe Seeler. Il calcio tedesco ha perso i bomber che hanno inciso il proprio nome nella storia, con caratteri romantici e carichi di umanità. La leggenda dell’Amburgo aveva 85 anni: il doveroso omaggio di MondoSportivo.

Si può isolare un attaccante tedesco più iconico di Uwe Seeler, nell’immaginario collettivo? Probabilmente no. Fisico da panzer, senza paura di nulla. L’incedere feroce quasi a voler ribaltare l’avversario, senza remore. La porta come fine ultimo, disseminando il tragitto con grinta, caparbietà e personalità debordanti. E poi, la precoce stempiatura fin da giovane, che lo faceva apparire oltre la vera età anagrafica. Un’iconaUwe Seeler, mito del calcio tedesco, è scomparso ieri all’età di 85 anni.

Ha legato l’intera carriera a una sola casacca, quella dell’Amburgo (foto in basso), altro dettaglio romantico. Ma è con la maglia bianca a bordi neri della Germania, per oltre tre lustri, che ha acquisito grande fama a livello internazionale. Seeler, centravanti potente e compatto (170 centimetri d’altezza), ha difeso quei colori nell’arco di quattro Mondiali di calcio. Con una particolare sfortuna, che è difficile riscontrare in altri giocatori.

Le sue quattro partecipazioni iridate hanno abbracciato tre decenni ma hanno avuto il torto di non regalare a Uwe Seeler la gloria. Perché lui ha disputato proprio le edizioni dopo la prima vittoria tedesca nel 1954 e prima della seconda del 1974. Una grande amarezza per un grande campione. Nato ad Amburgo il 5 novembre 1936 come terzo figlio di Anny ed Erwin, si appassionò al pallone grazie al padre che era stato calciatore prima del secondo conflitto mondiale. Una famiglia legata al calcio, visto che il fratello minore di Uwe, Dieter, militò insieme a lui nell’Amburgo. Il nostro protagonista lavora durante l’adolescenza come spedizioniere e al porto cittadino.

Le sue doti di cannoniere non tardano a emergere. Debutta a 16 anni con l’HSV e a 17 anni in Nazionale (foto in basso), dopo aver impressionato da subito il selezionatore Sepp Herberger all’indomani della vittoria nella Rimet ’54. “Esistono altri attaccanti più tecnici di lui in Germania, ma nessuno riesce a sfruttare gli spazi stretti come fa Seeler“, affermò lo stesso C.T. investendolo di fatto quale nuovo centravanti della Nationalmannschaft. Al Mondiale svedese del ’58 si mostra a tutti, facendo da traghettatore offensivo tra la vecchia e la nuova generazione di campioni tedeschi.

Intanto continua a spedire valanghe di gol contro i portieri suoi connazionali, laureandosi sette volte capocannoniere della Oberliga Nord tra il 1955 e il 1962, sforando spesso e volentier quota 30 reti stagionali. Nel 1964 è il primo tiratore scelto della neonata Bundesliga, con 30 gol, affermazione che gli frutta il titolo di calciatore tedesco dell’anno: lo era stato nel 1960 (anno dell’unico campionato vinto con l’Amburgo), lo sarà pure nel 1970.

Questo status, quasi da eterno secondo con club e Nazionale, ha caratterizzato la carriera di Seeler. Con l’Amburgo è arrivato due volte dietro ai vincitori in campionato, altrettante in Coppa di Germania, una in Coppa delle Coppe e una al Mondiale ’66. Il suo canto del cigno internazionale è la rassegna messicana del ’70 (nella foto in alto, con l’italiano Facchetti nella celebre semifinale allo stadio Azteca), dove affianca l’erede Gerd Müller nella prima linea tedesca. Con i colori dell’HSV chiude nel 1972, con il sensazionale score di 476 presenze e 404 gol. Inutile andare a cercare altrove chi sia il massimo realizzatore nella storia del club.

Abbiamo citato Gerd Müller, colui che viene considerato quale più grande bomber tedesco di tutti i tempi. Le cifre, la bacheca, la portata dei trionfi con il Bayern, la Nazionale e a livello individuale, giustamente sostengono questa tesi. Ma, a guardarli bene, Seeler e Müller (in basso, insieme a Messico ’70) sono vicini. Perché protagonisti di un calcio che non c’è più, senza fronzoli. Dove la sostanza contava più dell’estetica. I risultati di Gerd sono irraggiungibili: però Uwe è stato probabilmente qualcosa di più. Per il carisma, il coraggio, la straordinaria abilità nel gioco aereo e in acrobazia, la potenza.

Forse per queste caratteristiche Uwe Seeler può essere reputato il panzer d’attacco più iconico nella storia del pallone in Germania. Senza voler mancare di rispetto a nessuno. Ora, questi due miti con il gol nel DNA, potranno farsi di nuovo qualche risata insieme rievocando i bei tempi. Ci piace pensarla in questo modo. Alla faccia di chi, quando erano giovani, li prendeva in giro per il fisico.

(Pubblicato il 22 luglio 2022 | MondoSportivo.it | Link originale)