Genesi e apogeo della Sampdoria di Paolo Mantovani

Un dirigente sagace, rispettato e vincente. Paolo Mantovani fu questo e molto altro. Presidente della Sampdoria dal 1979 fino alla morte sopraggiunta nel 1993, ha legato indissolubilmente al proprio nome l’epoca d’oro del club genovese: in Italia e in Europa. Continua a leggere Genesi e apogeo della Sampdoria di Paolo Mantovani

L’egoista Gonella e la previsione azzeccata al Mundial ’78

Quando Sergio Gonella fu designato tra i direttori di gara per il Mondiale di Argentina 1978, aveva 45 anni. Alla vigilia della rassegna, parlando di una ipotetica scelta tra sé o l’Italia in finale, fece un pronostico straordinariamente azzeccato: tra consapevolezza e il sogno di una carriera. Continua a leggere L’egoista Gonella e la previsione azzeccata al Mundial ’78

Vita, sospetti e tragedia della giacchetta nera Guruceta

Negli anni Settanta e Ottanta, la Spagna ha avuto un arbitro abbastanza noto a livello internazionale: Emilio Guruceta. Scomparso tragicamente quando era ancora in attività, il fischietto basco è stato accostato a un grande scandalo dopo la sua morte.

Nato a San Sebastián (Spagna) il 4 novembre 1941, Emilio Carlos Guruceta Muro debuttò come arbitro di alto livello in patria nella stagione cadetta 1968-69. L’unica in seconda divisione, dato che la promozione nella Liga sarebbe arrivata immediatamente. Nel 1970 un episodio nella Copa del Generalísimo tra Barcellona e Real Madrid lo portò sulle prime pagine: concesse un rigore ai madridisti per un fallo nettamente fuori area, scatenando durissime polemiche. Tanto che nella sua lunghissima parabola sarebbe poi stato ritenuto sgradito dai blaugrana. Una carriera felice e abbastanza rapida, tanto che nell’aprile 1974 arbitrò la prima gara internazionale: l’amichevole Portogallo-Inghilterra. Negli anni si stabilì tra le giacchette nere più in vista del panorama spagnolo, coprendo di fatto quasi due decenni. Guruceta non arrivò mai però a un livello top, per fare quel passetto in più che gli consentisse di essere selezionato per una grande manifestazione come le fasi finali di Europei e Mondiali. In tal senso, l’apice lo raggiunse dirigendo un match alle Olimpiadi di Montreal 1976 e uno all’edizione successiva in Unione Sovietica. Discreto il suo percorso nelle coppe europee per club: al suo attivo una semifinale di Coppa dei Campioni 1977-78 (Borussia Mönchengladbach-Liverpool), e la finale d’andata della Coppa Uefa 1979-80 tra lo stesso club tedesco occidentale e i connazionali dell’Eintracht Francoforte. Parliamo di un’altra semifinale importante. In occasione della Coppa Uefa 1983-84, Emilio Guruceta fu chiamato ad arbitrare il penultimo atto tra i belgi dell’Anderlecht e gli inglesi del Nottingham Forest. Nella fattispecie, la gara di ritorno decisiva per l’accesso all’ultimo atto previsto nel maggio seguente.



La data fatidica è il 25 aprile 1984. L’Anderlecht, uno dei sodalizi più in voga a livello europeo in quell’epoca, aveva perduto la prima manche in Inghilterra per 2-0. Il potentissimo presidente dei biancomalva, Constant Vanden Stock, decise di intervenire. Semplicemente, corrompendo Emilio Guruceta il quale era stato designato per dirigere l’importante match. Una cifra considerevole fu prima versata alla malavita locale, con il coinvolgimento dei criminali Jean Elst e Renè Van Aaken, che pagarono in un secondo momento l’arbitro registrando tutta la conversazione: avrebbe poi tenuto sotto scacco per molto tempo il dirigente, con lettere di minacce. Guruceta, in difficoltà finanziarie (probabilmente conosciute dal corruttore), aveva accettato dopo un incontro a Alicante dando il suo assenso per 1,2 milione di franchi belgi. Come andò sul campo? L’Anderlecht si portò avanti grazie ai gol di Scifo e Brylle su rigore (evento descritto dall’attaccante del Forest Garry Birtles come “la decisione più imbarazzante mai vista su un campo di calcio“). Il fischietto spagnolo annullò in modo sospetto una rete al Forest, a due minuti dalla fine il 3-0 decisivo firmato da Vandenbergh sancì il passaggio del turno. Vanden Stock aveva ottenuto il suo scopo, peccato che la Coppa gli sarebbe poi sfuggita per mano del Tottenham. Come venne scoperta la manovra illegale? La verità venne a galla solo nel 1997, quando un’indagine per un altro caso criminale portò a luce la corruzione perpetrata da Vanden Stock. In realtà, fu poi scoperto che la UEFA sarebbe stata a conoscenza del dossier già dal 1992. Essendo passati diversi anni dall’epoca dei fatti, la squadra belga più vincente di sempre fu solamente squalificata per una stagione dalle competizioni europee.

E Guruceta? La verità sulla sua corruzione avvenuta nel 1984 non lo toccò: era infatti già morto da alcuni anni. Sopravvissuto a un incidente d’auto nel 1978, in cui era purtroppo deceduto il conducente dell’altra auto coinvolta, Guruceta trovò il destino ad attenderlo nuovamente il 25 febbraio 1987. Qualche giorno prima la gara di Coppa di Spagna tra Osasuna e Real Madrid, il fischietto basco si schiantò con la sua BMW contro un camion nei pressi di Fraga, in provincia di Huesca. Con lui morì il guardalinee Eduardo Vidal Torres, mentre l’altro collega Antonio Coyes Antón rimase ferito nell’incidente. Guruceta lasciò la moglie e due figli in tenera età, di appena cinque e un anno, oltretutto in una complicata situazione economica. La figura di Emilio Guruceta, in seguito alla scoperta dei fatti di Anderlecht-Nottingham Forest, è stata ovviamente rivalutata in negativo gettando un’ombra pesante su una carriera tutto sommato di ottimo livello.

Roberto Rójas, il rasoio della vergogna

 

25 anni fa, in una gara decisiva per la qualificazione ad Italia ’90, prende corpo una delle farse più vergognose mai viste su un campo di calcio. Storia di un bravo portiere ma pessimo attore drammatico, Roberto Rójas. Una partita da vincere. Una figuraccia epocale. Continua a leggere Roberto Rójas, il rasoio della vergogna

Helmuth Duckadam, volo e caduta

La Dea Bendata siede sugli spalti del Sànchez Pizjuàn di Siviglia, è una serata di maggio. La Dea, indecisa, non riesce ad individuare il beneficiario dei suoi servigi. Impiega 120 minuti per trovarlo. Il suo nome è Helmuth Duckadam.

7 maggio 1986. A Siviglia, si disputa la finale di Coppa dei Campioni tra Barcellona e Steaua Bucarest. Gli spagnoli, accompagnati logicamente da tantissimi tifosi, cercano la più grande affermazione europea, sempre sfuggita in passato. Sul loro cammino si sono sbarazzati di Sparta Praga (Cecoslovacchia), Porto (Portogallo), Juventus (Italia) e Ifk Göteborg (Svezia). Dall’altra parte lo Steaua, club campione di Romania e grande rivelazione del torneo: diventano la prima squadra dell’est ad arrivare all’atto conclusivo, dopo aver eliminato Vejle (Danimarca), Honvéd (Ungheria), Kuusysi Lahti (Finlandia) e Anderlecht (Belgio). Il pronostico sembra non lasciare spazio a sorprese. Almeno dal punto di vista del livello delle avversarie battute e delle individualità, gli azulgrana partono favoriti. Ma la gara non si sblocca: è la prima volta che la finale della Coppa dei Campioni finisce a reti bianche. Si va ai rigori.

Accade ciò che anche lo scrittore più fantasioso non avrebbe pensato. Dagli undici metri i rumeni segnano con Lăcătuș e Balinț, sbagliando i tiri di Majearu e Bölöni. Ma è dall’altra parte che accade l’incredibile: Venables manda sul dischetto Alexanco, Pedraza, Pichi Alonso e Marcos. Il portiere dello Steaua, Helmut Duckadam, li para tutti e quattro. La sua maglietta verde vola da un palo all’altro ed i suoi guanti respingono ogni tentativo. La Steaua Bucarest è campione d’Europa. Clamoroso. Duckadam diventa “Eroul de la Sevilla”. Ad un tratto, il calcio europeo si accorge del baffuto numero uno, fino a poche ore prima poco più che sconosciuto anche agli addetti ai lavori. Una favola. Una vera favola sportiva che assume dimensioni maggiori perché lo Steaua arriva alla gloria da un calcio poco avvezzo ai grandi palcoscenici. E fa logicamente notizia. Duckadam entra nella leggenda.

Solo poche settimane dopo la vittoria di Siviglia, Duckadam comincia ad accusare dei forti dolori al braccio destro. Viene ricoverato d’urgenza ed operato, a causa di un trombo. Il calciatore si salva, dichiarando in seguito di essere stato accudito dalla migliore equipe medica, forse anche grazie alla sua popolarità appena acquisita. Rischia l’amputazione del braccio, ma si riprende. La parabola agonistica del portiere di Semlac si chiude di fatto in quel momento, ad appena 27 anni. Nel frattempo, prendono forma le più strampalate leggende metropolitane circa la sua repentina scomparsa dai campi: le più insistenti riguardano presunte “punizioni” subite da Valentin Ceausescu, figlio del dittatore Nicolae, per non avergli consegnato una vettura di lusso vinta come premio per la finale. Pura fantasia. Duckadam prova a riprendere a giocare solo tre anni più tardi, nel Vagonul Arad. Ma è solo l’ombra di sé stesso. Nel 1991 si ritira mestamente.

Helmuth Duckadam dal 2010 ricopre la carica di presidente della Steaua, dopo essere stato per diversi anni impiegato nella Polizia di frontiera ed aver aperto una scuola calcio che porta il suo nome. Nel 2008, il presidente della repubblica Basescu lo ha insignito dell’ordine nazionale per meriti sportivi.

Helmuth Robert Duckadam nasce a Semlac (Romania) il 1° aprile 1959. Debutta da professionista nell’UTA Arad, come portiere, arrivando a giocare due gare con la Nazionale rumena maggiore nel 1982. Poi il trasferimento allo Steaua Bucarest, che ne segnerà la carriera in maniera indelebile. L’exploit nella finale di Coppa dei Campioni 1985-86 lo proietta nella leggenda, nonostante il quasi anonimato del “prima” e il triste epilogo “dopo”. Diventato un eroe sportivo, è costretto a lasciare il calcio qualche settimana dopo per un problema di salute, che nel tempo è stato soggetto delle più fantasiose (e sanguinose) ricostruzioni. Dopo aver tentato di rientrare tra i pali con un’anonima avventura nel Vagonul Arad, si ritira definitivamente nel 1991. Diventato agente della Polizia di Frontiera, fonda pure una scuola calcio e vive un anno negli Stati Uniti. Per lui anche un breve passaggio in politica. In seguito è stato eletto presidente della Steaua, ruolo abbandonato nel 2020.

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