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La triste uscita di scena di Vittorio Pozzo

Mike Bongiorno, tra i volti più popolari della televisione italiana, vede partecipare come concorrente in una sua trasmissione nientemeno che Vittorio Pozzo: il glorioso Commissario Unico della Nazionale due volte iridata negli anni Trenta vuole vincere una somma da destinare ad alcuni suoi ex giocatori in difficoltà. Non ci riuscì, per una partecipazione che rappresentò la sua amara uscita dalla scena pubblica. Continua a leggere La triste uscita di scena di Vittorio Pozzo

Le giacche della discordia di Pietro Anastasi

Metti un calciatore famoso, per l’epoca ancora minorenne, immortalato su una rivista zeppa di donne disinibite. Raccontiamo la curiosa disavventura che visse Pietro Anastasi (1948-2020), centravanti della Juventus e della Nazionale, nel 1969.

Pietro Anastasi, nel gennaio 1969, è uno dei calciatori italiani più noti. Vent’anni, campione d’Europa pochi mesi prima con la Nazionale da giocatore del Varese, ha convinto la Juventus (foto in alto, insieme al compagno bianconero Antonello Cuccureddu) a puntare su di lui per il ruolo di centravanti. Il ragazzo catanese è quindi già un protagonista da prima pagina per motivi sportivi. Ciò che nessuno si aspetta, è che lo diventi in maniera inaspettata per ragioni allora definibili “scandalistiche”.

Tutto ha origine quando un amico del giocatore, inserito negli ambienti della moda e dei motori che Anastasi apprezza particolarmente, gli fa una proposta: posare per un servizio fotografico, in cui indosserebbe delle giacche eleganti e vistose, accanto a dei bolidi a quattro ruote. Pietruzzu dà il suo consenso, con il benestare della Juventus, concordando un certo compenso.

Nulla di strano, fino a questo punto. I problemi sorgono quando le foto (una delle quali è riportata in basso) scattate al centravanti finiscono su una rivista particolare, dove i contenuti sportivi e di moda trovano spazio marginale. Proprio così, perché il succo del rotocalco – per soli uomini – è rappresentato da istantanee di giovani donne nude. Pietro Anastasi, calciatore della Nazionale, finisce suo malgrado su una rivista sexy. Scoppia un polverone, riportato da La Stampa del 24 gennaio 1969. In prima pagina.

Gli ambienti calcistici censurano immediatamente la vicenda, ponendo l’attenzione sul fatto che l’attaccante sia oltretutto minorenne – non ha compiuto infatti i 21 anni di età – e che l’iniziativa non giovi alla sua reputazione, così come a quella della Juventus. Un’ingenuità del calciatore, che si scusa immediatamente: “Se avessi saputo che le mie foto sarebbero finite su una rivista del genere, mi sarei rifiutato. Tuttavia, non ho intenzione di intraprendere iniziative legali contro chi ha deluso la mia buona fede“.

La Juventus, nella persona del commendatore e vicepresidente Giordanetti, si esprime così sulla vicenda: “Una parte di responsabilità è anche nostra. Avevamo ricevuto la proposta di un pezzo redazionale, da parte di un giornalista, che avrebbe avuto come titolo: ‘Come vestono i giovani di oggi‘. Non pensavamo certo a una rivista spinta… Richiederemo ai responsabili, tramite i nostri legali, di non sfruttare le foto di Anastasi a scopo pubblicitario. Con questo, per noi l’incidente è chiuso“.

(Pubblicato il 14 luglio 2022 | MondoSportivo.it | Link originale)

Franco Dori, morire per l’altrui superficialità

Una carriera dignitosa, anche in Serie A. Poi la scomparsa a 44 anni: Franco Dori, attaccante classe 1943, morì per la superficialità altrui.

Dicevamo, un percorso pallonaro di buon spessore. Francesco – comunemente noto come Franco – Dori nasce a Chirignago (provincia di Padova, oggi Venezia) il 5 giugno 1943. Attaccante cresciuto calcisticamente nel Dolo, passa al Venezia nella stagione 1962-63. Il 9 dicembre 1962, in occasione del pari a reti bianche tra Lanerossi Vicenza e lagunari, debutta in Serie A a 19 anni e 187 giorni. L’allenatore Quario gli consegna la casacca numero 11, nella squadra che alla fine della stagione retrocederà in B. 7 presenze e 3 reti per l’ala sinistra veneta, niente male come approccio al grande calcio.

Un ottimo debutto, che fa poggiare su di lui gli occhi della Roma. La società capitolina lo porta subito in giallorosso, però Dori riesce a indossare solamente per una volta la maglia del club. Non in una gara qualunque. Parliamo del derby con la Lazio alla quinta giornata, circondato da fior di compagni: Cudicini, Malatrasi, Losi, De Sisti, Orlando, Manfredini, Sormani e Angelillo, guidati in panchina dall’iridato 1938 Alfredo Foni. Tuttavia, le cose per Dori non vanno nel verso giusto e torna già a novembre in prestito al Venezia.

Si rilancia in maglia neroverde e torna in massima serie al Messina (foto in alto) nel 1964-65: un altro buco nell’acqua, con appena 10 presenze e un gol segnato… proprio alla Roma. Rientra in laguna e contribuisce alla promozione in A nel ’66, 16 gare e tre reti che chiudono il bottino della sua carriera nella massima categoria, con 34 gettoni e 7 gol complessivi. Dori non riesce a trovare continuità d’utilizzo, ma la conquista ad Alessandria in C (foto in basso). Appende le scarpe al chiodo dopo la quarta parentesi al Venezia, nel 1971, sempre in terza serie. Ha appena 28 anni.

Si sa poco della vita di Franco Dori una volta conclusa l’attività. Il suo nome torna sui giornali nel 1987. Purtroppo, per una tragica notizia. Il 29 novembre, il suo corpo viene ritrovato in un canale scolmatore collegato al depuratore del quartiere Bissola di Mestre, nel veneziano. La ricostruzione dei fatti de La Stampa (30 novembre 1987) riporta l’uscita dall’abitazione di viale san Marco in compagnia del suo cane, avvenuta la notte prima, dalla quale non aveva fatto più ritorno a casa.

I Vigili del Fuoco di Mestre, allertati dalla famiglia dell’ex calciatore, avevano subito indirizzato le ricerche presso il canale descritto nelle cui vicinanze era stato trovato il cane. I sopralluoghi erano iniziati la sera del sabato e si concludono la mattina seguente, con il ritrovamento del cadavere. Un incidente fatale che contava un drammatico precedente, recentissimo: una donna di 54 anni, nel tentativo di salvare il proprio cane precipitato nel medesimo vascone, era annegata meno di tre settimane prima. Quella di Franco Dori (44 anni al momento del decesso) è stata quindi una morte evitabile e maturata per superficialità altrui, visto che in seguito al primo incidente fatale non era ancora stata realizzata la recinzione disposta dal Tribunale di Venezia.

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Leonel Sánchez (1935-2022): “pugile pentito” di Santiago ’62

In Italia è diventato celebre per la Battaglia di Santiago alla Rimet 1962, da protagonista principe della disfatta azzurra contro il Cile: non proprio per motivi calcistici… Leonel Sánchez è scomparso a 85 anni, dopo una lunga malattia.

Un mito della “U”. Leonel Guillermo Sánchez Lineros nasce a Santiago del Cile il 25 aprile 1935, figlio di un pugile professionista, Juan Sánchez: tenete questo dettaglio da parte, tornerà utile. Attaccante mancino dalla notevole familiarità con il gol, diventa un beniamino della tifoseria dell’Universidad de Chile da subito, conquistando in breve anche la maglia della Nazionale (foto in basso). L’esordio con la Roja è datato 1955, nientemeno che al Maracaná di Rio de Janeiro, contro il Brasile per la Copa O’Higgins.

Tra il 1953 e il 1969 totalizza 386 presenze e 159 reti in campionato con l’Universidad, vincendo il titolo nazionale in sei occasioni. Alterna le prodezze sotto porta ad alcuni comportamenti sopra le righe, tendendo a difendersi a modo suo dalle attenzioni dei difensori avversari: reagendo fisicamente. Un peccato, per un giocatore particolarmente dotato di talento, qualità e istinto. Il calcio italiano scopre il “pacchetto completo” in occasione della Coppa Rimet 1962, organizzata proprio dal Cile.

Sorteggiata nel girone dei padroni di casa, la Nazionale italiana paga la campagna stampa negativa di due giornalisti nostrani, Antonio Ghirelli e Corrado Pizzinelli, che descrivono il Paese sudamericano in modo piuttosto pesante. Vengono tirate in ballo arretratezza, condizioni da Terzo Mondo, prostituzione praticata all’aria aperta. I cileni vengono a conoscenza dei reportage e preparano un’accoglienza speciale agli azzurri, montando un clima di estrema ostilità.

Il resto è storia. Cile-Italia finisce 2-0 per i padroni di casa, in una partita farcita di provocazione e odio sugli spalti e sull’erba di Santiago. Leonel Sánchez passa alla storia per aver reagito con un pugno sul viso di Mario David a un intervento energico del difensore, con l’ineffabile arbitro Aston che decide a senso unico e sanziona solo gli italiani. Un altro scontro acrobatico tra i due porterà all’espulsione dell’azzurro. Nei commenti del giorno dopo, l’attaccante cileno passerà alla storia come violento e l’esempio paterno tornerà sempre a galla. Per la cronaca, si laureò capocannoniere del torneo insieme a Garrincha, Vavà, Ivanov, Jerkovic e Albert.

In pochi ricordano che proprio Sánchez fu avvicinato dopo pochi mesi da alcuni club italiani, e accetterà l’offerta del Milan con cui giocherà solo un’amichevole nel “Torneo Città di Milano” contro l’Inter. Alla fine giocatore e società rossonera non trovarono l’accordo tecnico-economico e Leonel tornò in patria, dopo aver dichiarato il pentimento per i fatti di Santiago ed essersi riappacificato con David (foto in basso). Concluse la carriera a 37 anni dopo aver vestito le casacche di Colo-Colo, Palestino e Ferroviarios. Con la Nazionale: due edizioni dei Mondiali (1962 e 1966) e quattro Copa América disputate, per un totale di 85 presenze e 24 gol.

Sempre indossando i colori della sua vita, quelli dell’Universidad de Chile, ha vissuto le uniche esperienze da allenatore alla fine degli anni ’80. Minato da problemi respiratori da diverse settimane, che avevano portato a un suo ricovero presso l’Hospitál Clínico de la Universidad de Chile, Leonel Sánchez è scomparso nella giornata di sabato 2 aprile a 85 anni. Il 23 febbraio scorso non aveva potuto ricevere la terza dose del vaccino contro il Covid-19, per il peggioramento delle sue condizioni, legate alla fibrosi polmonare.